venerdì 18 agosto 2017

Finalmente i Sixers proveranno a vincere

Per la prima volta da molti anni i Sixers si avvicinano ad una stagione con ambizioni concrete e la chance di fare i playoffs. Di recente - che fossero gestite dal Processo di Sam Hinkie o dai metodi un po' meno provocatori di Bryan Colangelo - i 76ers hanno giocato per scegliere in alto nei draft successivi e proteggere la salute dei loro giovani. Nel perseguire il secondo obiettivo hanno reso più agevole centrare il primo.

lunedì 14 agosto 2017

American Way: Los Angeles in soccorso delle Olimpiadi

Los Angeles dovrà aspettare 11 anni per avere un'Olimpiade che avrebbe (quasi) potuto organizzare domani. Se c'è al mondo una città adatta ad ospitare le Olimpiadi questa è Los Angeles. Ha già il villaggio come nel 1984 grazie ai campus delle due grandi università locali (utilizzerà UCLA nel '28). Ha impianti virtualmente pronti che furono il grande segreto dell'edizione del 1984 quando le Olimpiadi erano sull'orlo dell'estinzione ma Los Angeles chiuse il bilancio in attivo di 225 milioni di dollari che servirono per finanziare lo sport di base e olimpico. Secondo Peter Ueberroth, il manager che guidò Los Angeles 1984, da quelle Olimpiadi proveniva il finanziamento più sostanzioso agli atleti americani di Rio 2016. 32 anni dopo quell'evento.

domenica 13 agosto 2017

NBA Finals 1995: il dramma di Nick Anderson

C’era un sole cocente il giorno in cui Orlando, ospitando la prima partita della Finale, entrava ufficialmente nel grande mondo del basket NBA. Nick Anderson fu uno dei primi ad arrivare alla O-rena. Accompagnato dal figlioletto, parcheggiò l’auto appena fuori l’ingresso riservato agli atleti. Si cambiò rapidamente e poi diede inizio alla sua routine pregara fatta di tiri da ogni posizione e molti tiri liberi. Ne sbagliò pochissimi quel giorno, come sempre del resto. Non avrebbe mai immaginato quel che sarebbe accaduto poche ore dopo. Forse avrebbe dovuto. Chi conosce Nick Anderson sa che è tanto duro fisicamente quanto fragile dentro.
Nick viene da una delle peggiori zone di Chicago ed è sempre stato abituato a convivere con un mondo fatto di spacciatori, di delinquenti, di droga e violenza. Uno dei suoi amici, Benji Wilson che secondo la leggenda era più forte di lui, un giorno per un banale screzio di strada finì sdraiato in terra in una pozza di sangue. Ucciso. Nick ne fu sconvolto. Dedicò all’amico scomparso tutta la sua carriera indossando sempre il suo numero 25. Anderson fu il primo uomo scelto da Orlando nella sua storia, una guardia tiratrice in grado di giocare in pivot basso, di aggredire in difesa e di far pesare sempre i propri muscoli. Un giocatore straordinario e anche un bravo ragazzo. Ma il cuore, la testa, quel giorno di giugno del 1995, lo tradirono inaspettatamente e immeritatamente.

domenica 6 agosto 2017

American Way: il fascino morboso del caso OJ Simpson


Come farà OJ Simpson dopo nove anni di prigione ad adattarsi a 70 anni ad un mondo nel frattempo cambiato così tanto? Ovviamente è una battuta vista la pensione che percepirà come ex giocatore della NFL con 11 anni di esperienza. Nel 1994 quando aveva 47 anni e venne accusato dell'omicidio della ex moglie e di un ragazzo giovane che faceva il cameriere a Brentwood nel ristorante sbagliato, io ero in America e rimasi sbalordito di fronte alla fissazione mediatica e pubblica creatasi attorno al caso.

venerdì 4 agosto 2017

NBA Finals 1994: Hakeem Olajuwon

Quando Olajuwon uscì per la prima volta dal terminal dello Houston Hobby Airport era forte dei suoi 208 centimetri lungo i quali all’epoca non erano distribuiti più di 80 chili, il frutto di un’alimentazione incompleta, riso sei volte alla settimana e poco d’altro. Aveva in tasca l’indirizzo della University of Houston e un pacchetto di banconote arrotolate e nascoste chissà dove. Fermò un taxi. Prese posto sul sedile posteriore e con il suo accento africano colpì l’autista come un fulmine. “Ehi ma tu sei nigeriano come me!”. Il primo contatto di Hakeem Olajuwon con Houston fu subito fortunato, un segno del destino. Veniva da una giornata spesa in aereo. Cinque università da visitare, la prima doveva essere St.John’s, appena sbarcato a New York. Ma era l’ottobre del 1980 e appena mise la testa fuori dal terminal del JFK nel Queens, una ventata gelida lo rispedì all’interno. Andò subito al bancone del check-in e si fece anticipare il volo per Houston, previsto due giorni più tardi. Ricordava che all’ambasciata americana, dov’era andato per ottenere il visto d’ingresso negli Stati Uniti, gli avevano detto che New York è freddissima l’inverno e che Houston, per lui amante del caldo, sarebbe stata molto meglio. E poi Christopher Pond, l’allenatore americano nato nel North Carolina ma con la vocazione del missionario in valigia, che l’aveva scoperto ai Campionati Africani juniores dove guidava il Centrafrica, gli aveva chiesto come favore personale di considerare Houston prima di qualsiasi altra destinazione, vale a dire North Carolina State, Georgia, St.John’s e Providence, insomma tutte quelle che avevano accettato di dare uno sguardo a questo ragazzone di Lagos.

mercoledì 2 agosto 2017

American Way: le contraddizioni di Miami

La prima volta che andai a Miami mi misero in guardia: stai lontano da Overtown, da Liberty City. Negli anni 90 Miami salì al primo posto della classifica degli omicidi. L'omicidio di Gianni Versace su Ocean Drive, il lungomare affollatissimo di South Beach davanti alla sua villa diventata un boutique hotel, dopo una colazione al popolarissimo News Cafè rappresentò per il clamore, la location e la fama della vittima l'apoteosi dei pericoli di Miami. Da allora la città è scesa sotto il trentesimo posto nella classifica degli omicidi. Ma quando esplode lo fa in modo fragoroso. Basti pensare allo zombie di South Beach. Non c'è una spiegazione logica e forse non c'è una spiegazione e basta.

martedì 1 agosto 2017

Tutto quello che si nasconde dietro la richiesta di Kyrie Irving

Non è mai salutare dal punto di vista dell'immagine chiedere di essere scambiato soprattutto se lo fai per motivi percepiti come egoisti e vorresti lasciare una squadra reduce da tre finali in tre anni per andare chissà dove ma presumibilmente in un club con prospettive immediate diverse. La mossa di Kyrie Irving - vuole lasciare Cleveland per essere il vero leader di una sua squadra - non è stata una mossa popolare ma ci sono aspetti che vanno considerati per avere un quadro esatto della questione.

lunedì 31 luglio 2017

NBA Finals 1993: Charles Barkley

La storia di Charles Barkley comincia a Leeds, piccola città dell’Alabama dove Chuck viveva con la madre, un fratello più piccolo e la nonna cui era legato da affetto quasi morboso. Il padre Frank abbandonò la famiglia quando Charles aveva solo 13 mesi. I due si rividero otto anni dopo ma il rapporto non nacque mai. Barkley senior si era trasferito in California costruendosi una nuova vita, una nuova famiglia. Finita l’high school, con pochi dollari in tasca, Charles venne reclutato da Auburn sempre in Alabama, un buon college dal punto di vista sportivo dove il basket però viene sempre dopo il football.

domenica 30 luglio 2017

American Way: la fuga in avanti e l'automatizzazione

L'ultimo viaggio negli Stati Uniti è stato il numero 34 della mia vita. Avendo una media di due settimane di permanenza per viaggio secondo un conto approssimativo sono stato in America 68 settimane. Un numero che può essere valutato come alto o insignificante a seconda dei punti di vista. Ma questo è il mio blog e - al diavolo - posso occuparmi di quello che voglio.

sabato 29 luglio 2017

I Thunder dell'era Paul George finché dura...

Un anno fa gli OKC Thunder cedetteto Serge Ibaka a Orlando in cambio di Victor Oladipo, Domantas Sabonis e Ersan Ilyasova. Successivamente girarono Ilyasova a Philadelphia in cambio di Jerani Grant. Oggi con Oladipo e Sabonis si sono assicurati Paul George. È un Paul George in scadenza di contratto ma lo era anche Ibaka. In pratica hanno trasformato Ibaka in George e Grant. È ovvio che comunque vada a finire hanno vinto la trade, che l'avversario in questione sia considerato Indiana o Orlando. I Magic avevano Oladipo, Sabonis e Ilyasova e adesso hanno in pratica Terrence Ross. Normale che Rob Hennigan, il general manager, sia stato avvicendato.

Una nuova grande a Ovest: Minnesota?

Se la condizione minima, indispensabile  per definirsi un Superteam è allineare almeno tre superstar assolute allora dopo l'acquisto di Jimmy Butler, Minnesota è arrivata a buon punto. Naturalmente Golden State ha quattro superstar e tutte e quattro sono da Top 25 del momento inclusi probabilmente due dei primi cinque e tre dei primi dieci giocatori: questo al momento rende il confronto con chiunque impari. Ma Minnesota ha avanzato la candidatura come potenziale Next Superteam con un livello di talento forse superiore a quello di Philadelphia, meno asset da sfruttare in futuro ma maggiore affidabilità. Le tre baby star dei 76ers hanno giocato una media di 10.3 partite in carriera. I Wolves hanno due numeri 1 del draft che hanno già legittimato il loro status e un All-Star perenne.

I Clippers del Gallo e di Milos Teodosic

Tanti in Italia avrebbero voluto vedere Danilo Gallinari giocare in una squadra da titolo ma i Clippers non sono la barzelletta che erano sotto la gestione di Donald Sterling. Nelle ultime cinque stagioni hanno vinto regolarmente più di 50 partite, soglia dell'eccellenza, il proprietario Steve Ballmer è il più facoltoso dell'intera NBA e a bordo è appena arrivato da Golden State un personaggio fantastico come Jerry West. Gallinari è in una grande organizzazione che tra l'altro aveva in altri momenti cercato di prenderlo.

Brooklyn, D'Angelo Russell primo passo per la rinascita

I Brooklyn Nets si trovano in una situazione ancora pesante. Le sciagurate operazioni firmate dall'ex general manager Billy King nel tentativo disperato di vincere subito un titolo hanno spedito la squadra molto oltre l'abisso della decenza. La loro prima scelta ha dotato i Celtics (poi i Sixers) di Markelle Fultz ma non è ancora finita. La prima scelta del 2018 sarà ancora dei Celtics e non ci sono elementi per pensare che non possa essere ancora la 1. Quindi i Nets non hanno neppure interesse a fare tanking, possono solo aspettare. Potrebbero tentare di vincere il più possibile solo per sfuggire all'umiliazione di regalare una scelta altissima ai Celtics ma non servirebbe a nulla dal loro punto di vista.

giovedì 20 luglio 2017

NBA Finals 1992: Michael in Back To Back



Non c’è niente di più difficile nello sport che ripetersi. Nella NBA dal 1969 al 1988 nessuna squadra è stata in grado di vincere il titolo due volte di fila. Ci riuscirono infine i Lakers nel 1987 e nel 1988. Arrivarono in Finale anche nel 1989 dopodiché anche i Detroit Pistons riuscirono a fare la doppietta. Nel 1992 era la volta dei Bulls.

lunedì 17 luglio 2017

NBA Finals 1991: la prima volta di Michael Jordan



Dopo l’eliminazione da parte di Detroit in sette partite nel 1990, il livello di frustrazione di Michael Jordan toccò il punto più alto (o più basso, dipende dai punti di vista) della sua prima carriera, quella senza vittorie. Nel parcheggio del Palace, quella notte triste, incontrò Jack McCloskey, general manager dei Pistons, e quasi in lacrime gli domandò se secondo lui avrebbe mai vinto un titolo. McCloskey era stato il costruttore dei Pistons, ma sapeva che i Bulls stavano arrivando. Li aveva visti crescere e farsi ogni anno più minacciosi. “Il tuo momento sta per arrivare – rispose – E prima di quanto pensi”. Fu buon profeta. I Bulls persero gara 7 nel 1990 ma era il loro primo anno con Phil Jackson capoallenatore, il primo anno in cui la squadra impiegò il famoso “Triple Post Offense” o attacco triangolo, ideato o meglio sarebbe dire elaborato dal vecchio assistente Tex Winter anni prima, quando allenava Kansas State.

domenica 16 luglio 2017

NBA Finals 1990: i Bad Boys di Detroit



La limousine era pronta fuori dal Memorial Coliseum di Portland. All'aeroporto un jet privato del proprietario dei Detroit Pistons, Bill Davidson, lo stava aspettando. Tutto quel che restava da fare era comunicare a Joe Dumars che 90 minuti prima della palla a due di gara 3 della Finale NBA del 1990 il padre Joe jr aveva lasciato la terra nella sua casa di Natchitoches in Louisiana. Non era una notizia inaspettata. Joe jr stava male da tempo, le sue condizioni erano peggiorate nelle due settimane precedenti e Joe Dumars III, il più giovane dei suoi sette figli, aveva dato istruzioni precise su come gestire la scomparsa se fosse coincisa con il giorno di una partita. Aveva chiesto che lo lasciassero giocare salvo informarlo solo alla fine. A quel punto sarebbe rientrato a casa per il funerale.

sabato 15 luglio 2017

NBA Finals 1990-1999: Il Ritorno




Nel 1999 scrissi il mio primo libro ricostruendo le 10 Finali NBA degli anni '90 che avevo avuto la fortuna e il privilegio di seguire personalmente. Non si trattava solo di un libro, era una sorta di diario: volevo essere certo di ricordare quanto avevo visto. Di recente mi è venuta voglia di rileggere il libro, scoprendo episodi di cui avevo dimenticato l’esistenza, e poi ho avuto voglia di migliorarlo se possibile e infine aggiornarlo con quello che negli anni successivi è accaduto o sarebbe emerso. Ecco quindi una versione 2.0 di quello che avevo fatto dopo la Finale del 1999. Mi piacerebbe ripetere lo stesso lavoro con le successive dieci finali e quindi andare avanti con la presunzione attraverso il racconto delle finali di ricostruire cosa sia stata la NBA in tutti questi anni. Vedremo se sarà possibile.

giovedì 13 luglio 2017

L'analisi del caso Hayward e dove sono ora i Celtics


In sostanza Gordon Hayward ha preferito una squadra che ha vinto 17 titoli, l'ultimo nel 2008, ad una che non ha mai vinto un titolo e ha giocato la sua ultima Finale nel 1998. Persino i Knicks e i Nets sono stati in Finale più recentemente!

mercoledì 12 luglio 2017

Golden Times Aggiornamento: Steve Kerr


Malcolm Kerr era nato in Libano da genitori americani, che insegnavano all’Università Americana. Studiò negli Stati Uniti ma fu sempre a Beirut che conobbe Ann, la futura moglie, anche lei figlia di diplomatici statunitensi. Steve nacque a Beirut nel 1965, ma poi visse con i genitori in Tunisia e in Francia, poi a Los Angeles perché il padre accettò di insegnare a UCLA. “Mi hanno mostrato un mondo che per molti miei coetanei americani non esisteva neppure”, disse Kerr. Nel suo primo anno di liceo, Steve viveva in Egitto, a Il Cairo. L’anno seguente ritornò a Los Angeles.

martedì 11 luglio 2017

Dove stanno andando i Lakers di Magic Johnson

Le prime settimane di Magic Johnson alla guida dei Lakers non hanno prodotto fuochi d'artificio ma una serie di mosse prudenti e intelligenti che vanno ritenute promettenti perché consentono alla squadra di collocarsi in una posizione futura favorevole. Magic ha gli occhi puntati addosso: attualmente è in luna di miele con media e tifosi, in particolare perché lo è sempre stato, ma come executive è un debuttante e ha scelto come partner un altro debuttante. Rob Pelinka non è il primo agente a trasformarsi in general manager ma è il primo a farlo senza alcun periodo di apprendistato sotto coperta come ha fatto ad esempio Bob Myers a Golden State. Inoltre Jerry West passando ai Clippers ha fatto sapere con una punta di malizia che sarebbe stato felice di tornare al suo club ma in sostanza non l'hanno voluto. È normale che Magic non volesse una figura così forte alle spalle: West è una presenza forte ovunque ma ai Lakers lo sarebbe stato di più. Tuttavia questo aumenta la pressione.